Nuova condanna europea per l’Italia, questa volta sul vecchio condono fiscale di Tremonti, quello che con la Finanziaria 2003 condonava l’Iva non pagata per gli anni 1998-2001. Una misura molto propagandata dall’allora governo Berlusconi, molto contrastata dall’allora opposizione e che ora si scopre effettivamente in violazione delle norme che presiedono al buongoverno. La Corte di giustizia europea ha condannato infatti l’Italia perchè «la rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili favorisce i contribuenti di frode». Insomma era una frode al fisco, una ruberia legalizzata alle casse dello Stato. In pratica a entrare nel mirino della Corte europea è la legge del 27 dicembre 2002 che prevede per gli anni 1998-2001 la possibilità per i soggetti passivi per l’Iva di rettificare le dichiarazioni presentate attraverso una «dichiarazione integrativa». La procedura di «definizione automatica» inventata da Tremonti consentiva ai soggetti passivi, che non avevano presentato la dichiarazione, di versare un importo corrispondente (o inferiore) al 2% dell’Iva dovuta sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi, ed un importo pari al 2% dell’Iva detratta nel medesimo periodo. Insomma una autoriduzione massiccia. Attraverso il meccanismo non si pagava nessuna ‘multa’, anzi c’era l’estinzione delle sanzioni amministrative tributarie, l’esclusione dell’applicazione al contribuente di sanzioni penali e come se non bastasse l’esclusione di ogni accertamento tributario, anche se fino al doppio dell’importo Iva che risultava nella dichiarazione integrativa riguardo a questa procedura.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77225