I centri storici – che sono l’urgenza delle comunità locali che vogliono tornare a sentirsi tali – sono ammassi di pietre e ferri e tavole.
L’accusa del rettore Ferdinando Di Iorio è precisa: «Abbiamo fatto il massimo per garantire la riapertura di ogni Facoltà e di tutti i corsi di laurea.
Per rassicurarli, il rettorato ha affittato lo stabile della scuola allievi della Telecom, chiusa dopo il terremoto, e l’ha ‘donata’ all’azienda per il diritto allo studio.Intorno al quadro dunque c’è una città seppellita.
È un gioco di relazioni sociali», lo dice il prete – don Luigi Epicoco, che è anche antropologo – e lo ripete il presidente di Confindustria Antonio Cappelli: «L’emergenza è ricostruire i paesi: non solo un gruppo di case ma un tessuto economico complesso».
Fonte:
http://www.unita.it/news/italia/88504/non_rinasce_la_citt_degli_studenti_aquilani